La Manifestazione | Dopo un giorno o due Sathya guarì, ma cominciò a comportarsi in modo strano, come se in Lui fosse avvenuta una trasformazione. In verità Lui stesso aveva dato inizio al processo di manifestazione poiché non poteva indugiare ulteriormente nel vivere come un comune quattordicenne.

In quei giorni non rivolgeva la parola a nessuno, di rado accettava del cibo. Cantava versetti in Sanscrito e parlava del Vedanta (reinterpretazioni delle Verità fondamentali alle luce delle rivelazioni delle Upanishad; uno dei Suoi esponenti maggiori è Adi Shankaracharia). Queste sue “stranezze” continuarono a lungo, tanto da giustificare le preoccupazione dei genitori. Solo alcuni tra i più Saggi riferivano bisbigliando che le vie del Signore sono imperscrutabili, mentre i medici davano la loro interpretazione del caso. Gli stregoni invece dicevano che era impossessato da uno spirito maligno. Narayana, infatti, presentava continue perdite di coscienza, parlava di luoghi di culto mai visti e cantava il nome di Dio.

Fecero venire un primo esorcista ma il piccolo Sathya gli disse delle cose secondo le quali mostrava il Suo contatto con l’Uno, perciò l’esorcista se ne andò dicendo al fratello di trattarlo bene perché Narayana era mandato da Dio.

A questo punto, la famiglia decise di lasciare Puttaparthi per portare il ragazzo da un altro esorcista. Stavano per accadere cose molto cruente e come presagio i buoi che trainavano il carro inizialmente non vollero partire e fu necessaria molta energia affinché le bestie ubbidissero. Purtroppo quest’esorcista sottopose il piccolo Sathya a tutti  tipi di torture: Lo rasò a zero e Gli incise una X sul capo, ma il povero Sathya non aprì bocca, né mostrò segni di dolore. Non contento, Gli spremette sulla ferita succo di limone, di aglio e di altri frutti acidi. Poi lo colpì alle giunture, ma vedendo che il ragazzo restava impassibile, versò nei Suoi occhi un collirio che era una mistura di acidi.

Quando i genitori videro il risultato del collirio sul volto del loro figlio scoppiarono in lacrime. Lui, invece, fece loro cenno di stare calmi e di uscire dalla stanza e poco dopo Lui li seguì. Una volta fuori, suggerì loro un rimedio a Lui noto e applicatolo sugli occhi, il gonfiore sparì.

Quando il folle esorcista vide la neutralizzazione dell’effetto del suo collirio andò su tutte le furie ma i genitori pagarono e andarono via.

Io Sono Sai Baba | Il 23 Maggio del 1940 Sathya si alzò dal letto riunì, i familiari e donò fiori e zucchero candito che materializzò dal nulla. La casa era piena di persone alle quali Sathya donava cibo da Lui creato. 

Tutto ad un tratto entrò il padre infuriato e non curante di tutta quella gente, con un bastone minacciò di colpirLo esclamando: «chi sei tu? Dio, un fantasma o un pazzo?». Pronta fu la risposta: «Io Sono Sai Baba». Egli diede anche dei riferimenti a conferma della Sua natura Divina. Il padre dedusse che questo Sai Baba di Shirdi parlasse per mezzo di Suo figlio e lo portò davanti ad un Saggio conoscitore del Santo di Shirdi, ma egli non lo riconobbe, sostenendo che Narayana era in disordine mentale. Allora Baba gli rispose: «Chi è in disordine mentale, Io o tu? Visto che non riconosci neanche il Sai che adori?» Subito dopo materializzò della vibhuti e la sparse nella stanza.

Qualche giorno dopo, venne sfidato da uno sconosciuto che Gli disse: «Dimostraci che tu sei davvero chi dici di essere». Sathya prese dei fiori, li buttò per terra e questi formarono in telegù (dialetto locale) la scritta "Sai Baba".

Più avanti, rivolgendosi ai genitori  aggiunse : «Perfino dopo aver visto quella forza d’animo durante le torture di quell’esorcista non siete ancora conviti che Io Sono Sai Baba. Come, dunque, avreste reagito se un bel giorno Io ve lo avessi annunciato? Volevo che si sapesse che Io Sono di natura Divina, inattaccabile dalla sofferenza umana, dal dolore e dalla gioia».

Sai Baba aveva annunciato alle Sua famiglia chi era veramente; rimaneva adesso la necessità di estendere questa Verità al mondo affinché potesse guidarlo sul cammino della Luce.

Trascorsero un po’ di giorni da quel fatidico 13 Maggio 1940, ma il fratello che non credeva che Egli era un' incarnazione Divina, celava dentro di sé ancora l'idea che Narayana dovesse continuare gli studi Liceali. Diverso era il parere di molti pellegrini che avendo fede in Baba riempivano ogni giovedì la Sua casa, portando con sé doni da offrire al giovane Avatar.

Egli ripagava loro con i Suoi Lila (giochi divini, materializzazioni di vario genere) creando dal nulla immagini di Sai Baba di Shirdi, pezzi di stoffa dell'abito dello Stesso Shirdi Sai, datteri, fiori, vibhuti e così via.

Perfino il preside della scuola s'inchinava di fronte all'Onnisapiente Sai.

Non tutti però credevano in Lui, tanto che un giorno alcuni insegnanti del liceo Gli fecero un infinità di domande sui Vedanta e sulla sadhana (Disciplina spirituale). Per rendere la prova più difficile, le domande erano fatte alla rinfusa, in modo da farLo confondere. Ma Satya diede a tutti l'esatta risposta e per giunta nello stesso ordine in cui Gli era stata posta la relativa domanda.

Qualche tempo dopo il giovane Baba, il fratello e alcuni suoi compagni-devoti, andarono in gita, dove Egli compì un altro miracoli, davanti agli occhi di tutti: guarì soltanto con un tocco della mano un malato di tubercolosi cronica e lo fece alzare dal letto e camminare per un miglio.

Stava per giungere il momento che il mondo sapesse che Dio si era fatto uomo, ovvero che il Kalki Avatar, cioè l'Incarnazione Divina dell'era Kaliyuga, conosciuta anche come era del ferro (quella che stiamo vivendo attualmente), camminava in mezzo agli uomini. 

Così, Il 20 ottobre 1940, Egli tornò da scuola molto presto, gettò via i libri ed esclamò rivolto alla famiglia: «Non sono più il vostro Narayana, lo sono Sai». La cognata venne dalla cucina a dare un occhiata ma rimase quasi accecata dalla Luce emanata dall'aureola di Baba che si rivolse a lei con le seguenti parole: «Me ne vado. Non vi appartengo. Maya (I'illusione) se n'è andata! I miei devoti Mi chiamano! Ho il mio lavoro! Non posso rimanere più a lungo!». Il fratello che aveva udito quanto esposto da Baba, entrò in casa ma ricevette solo quest'ammonimento: «Rinuncia a tutti i Tuoi sforzi "per guarirmi". lo Sono Sai, non Mi considero imparentato con te».

Dunque se ne andò a vivere nel giardino dell'esattore delle tasse, dove la gente affluiva da ogni parte per rendere omaggio al giovane Sai Baba, con il quale cantavano i Bajans. Satya insegnò loro la prima preghiera: «Manasa Bhajare guru charanam, Dustara bhava sagara taranam», che significa «Medita nella tua mente sui piedi del Guru; ciò ti potrà condurre attraverso il difficile mare del ciclo di nascita e morte».