Le Guarigioni | Sai Baba compì diversi miracoli di guarigione sia di malattie mentali che di malattie fisiche basandosi sulla Sua stessa teoria: «chi porta con sé questi handicap non può certo avere la voglia e la forza d'intraprendere la via spirituale». Oltre alla guarigione di malattie croniche, pazzia e isterismo, Baba ha liberato svariate persone dalla possessione di spiriti, esattamente come faceva Gesù Cristo. I casi di guarigione che tratteremo sono stati scelti in modo casuale e indipendentemente dalla loro importanza. Per chi volesse saperne di più, sono disponibili moltissimi libri, siti web, documentari anche di enti come la Rai o grossi produttori che testimoniano i miracoli di Sai Baba.

Baba eseguiva miracolose guarigioni con un solo tocco della mano, con la vibhuti, ma anche a distanza - addirittura a persone che si trovavano in altre nazioni - oppure tramite i sogni. Numerose sono state le materializzazioni le bilocazioni e altri eventi straordinari, ma purtroppo non possono essere narrate tutte in un sola pagina web, anzi occorrono libri interi. Proveremo comunque a riassumere 70 anni di miracoli qui di seguito.

Inizieremo da Rosa, una signora sui 65 anni, che era preoccupata perché le era stato diagnosticato un tumore al pancreas; i medici del policlinico Gemelli di Roma avevano deciso di operarla. Il giorno prima del ricovero si recò da Enzo (sensitivo e devoto di Baba), insieme a sua figlia ed il genero, per sapere come sarebbe andata l'operazione e raccomandarsi a Dio. La figlia ed il genero furono incuriositi dalle fotografie di Sai Baba esposte nello studio di Enzo e gli chiesero chi fosse. Poiché si era fatto tardi e c'erano altre persone in sala attesa, Enzo diede loro due videocassette sulla storia di Sai Baba, da vedere a casa loro. La sera stessa la famiglia vide le cassette e la notte la signora Rosa sognò Sai Baba che la invitava ad aprire la mano. Nel sogno Baba materializzò della vibhuti e la mise nella mano di Rosa, rassicurandola che Lui si sarebbe preso cura dell'operazione. La signora Rosa, impressionata dall'intensità del sogno, svegliò sua figlia per raccontarglielo. La mattina seguente fu ricoverata in ospedale, per l'operazione. L'operazione non fu piu' eseguita perché, con meraviglia dei due medici, pronti ad operarla, il tumore era sparito! Rosa tornò a casa e telefonò Enzo emozionata, raccontandogli quanto accaduto chiedendo umilmente: «ma perch proprio a me, con tutti gli ammalati che ci sono, questo Signore con tanti capelli mi ha salvato e guarito?  Chissà se lo merito!»

Un'altra donna a ricevere la grazia di Baba fu la signora Anderson, una devota americana invalida che si muoveva su una sedia a rotelle. Durante le celebrazioni del quarantatreesimo compleanno di Baba, la signora Anderson si trovava a Puttaparthi. Mentre si svolgeva l'unzione dei capelli di Swami, Egli si alzò di sorpresa dalla sua sedia e si avvicinò alla signora Anderson, abbassò la testa cosicché l'ammalata potesse avere l'opportunità di ungere i capelli di Baba per tre volte. La terza volta Baba le prese la mano e le disse: «Alzati!» E la donna si alzò in piedi. Baba le disse: «Vieni con me!» e lei si incamminò dietro a Baba (Rao, M. Narasimha, Sai Baba. La storia della vita, Magenta, Editoriale Persona, '1989, pag. 228).

Ci fu anche il caso di Bhagwandas Daswani, un facoltoso uomo d'affari di Hong Kong, il quale fu colpito da un forte attacco di cuore il 10 maggio 1977. Per questo fu ricoverato all'Ospedale Queen Mary giorno 11 maggio. Alle quattro del mattino dello stesso giorno Sai Baba chiamò suo figlio, che studiava all'Università di Swami a Whitefield, e gli disse: «Va' immediatamente ad Hong Kong, perché tuo padre ha un piccolo problema cardiaco». In realtà, il signor Daswani morì per due minuti e fui rianimato dai dottori. Benché Daswani recuperò conoscenza, la sua condizione non migliorò e fu portato all'Unità di Terapia intensiva. Il 20 maggio ebbe una ricaduta e cominciò un'emorragia anale. Perdeva circa due litri di sangue al giorno. Aveva flebo in entrambe la braccia ed uno stimolatore cardiaco sul petto. L'emorragia continuò per tre giorni e il giorno 24 la sua famiglia e l'équipe medica avevano perso la speranza che sopravvivesse. La mattina del 25 maggio, esattamente alle 4:10 del mattino, ricorda Daswani, Sathya Sai Baba entrò attraversò il muro della stanza e si sedette sul letto. Coprì tutto il corpo del malato di vibhuti. La vibhuti usciva dalla sua mano in un flusso continuo. Sotto la doccia di vibhuti, l'uomo sentii un improvviso flusso di forza in tutto il corpo. Egli racconta: «ero completamente attonito per l'apparizione di Baba nella stanza, e pensai che stessi sognando o avessi un'allucinazione. Dissi perciò: "Baba sei veramente qui o sto sognando?". Lui rispose, "Sì, sono qui. Che cosa vuoi che faccia?" Dissi: "Solo questo: mettimi su quel divano di fianco al letto, in modo che sappia che non sto sognando". Lui mi sollevò come se fossi una piuma e mi mise sul divano. La flebo nel mio braccio rimase intatta, niente fu disturbato. Baba lasciò poi la stanza nello stesso modo in cui era venuto. Allora suonai il campanello per chiamare l'infermiera di turno. Una folla di infermiere si precipitò nella camera. Il loro stupore era al di là di ogni descrizione. "Come è arrivato qua?" chiesero. "Ho camminato" risposi, consapevole che sarebbe stato impossibile per loro credere alla verità. "Chi è entrato qua? E cos'è tutta la polvere sul letto, e dappertutto su di lei?" hanno chiesto. Ho detto: "Non chiedete a me. Raccogliete soltanto questa polvere e mettetela in una busta di carta per me". Così fecero e raccolsero un chilo e mezzo di vibhuti. Dopo questo fatto, cominciai a migliorare rapidamente, e i dottori ed il personale continuarono ad interrogarmi su quello che era accaduto. Finalmente un dottore indiano si presentò e mi disse: "Guardi, sono Indiano. Può dirmi ciò che è successo?". Glielo dissi ed egli mantenne il mio segreto. Il 29 maggio ero in grado di camminare da solo fino ad un'altra sala. Mi rimisi completamente e, in più, il mio diabete era scomparso e la glicemia del sangue era normale. Devo eterna gratitudine a Bhagavan Baba» (Face to Face with God, di V.I.K. Sarin, ex giornalista di uno dei principali giornali indiani).

Un grande anche se breve promemoria dell’idenatità di Baba è stato narrato da Murali, una donna Americana che ora vive a Puttaparthi, descritto più in dettaglio nel suo libro Indweller of the Heart (L'abitante del Cuore). A metà degli anni '90, quando ancora viveva negli USA, le fu diagnosticato un cancro potenzialmente fatale, e subì un'operazione. Successivamente il suo dottore le disse: «È molto peggiore di quello che pensavo. Avrai bisogno di un'altra operazione e poi di chemioterapia». Murali, che medita da quando aveva quattro anni di età, rispose «Mi lasci chiedere prima a Dio». Quando sottopose la domanda in meditazione, sentì una voce divina che le disse: «Non fare l'operazione; ti farà più danno che bene. Fidati di Me e torna al lavoro». Murali non aveva mai sentito il nome di Sai Baba e non aveva mai visto una Sua foto. Due settimane dopo, la mattina di Natale, alle quattro del mattino, sentì un forte impulso ad andare nella sua stanza di meditazione e pochi minuti dopo essersi seduta vide una grossa sfera di luce dalla quale emerse la forma di un Uomo Divino, completamente illuminato, con i capelli in stile afro, con il corpo vestito di una lunga tunica bianca - quella che Baba indossa la mattina di Natale. Comunicò silenziosamente per un po' di tempo col Visitatore, ricevendo un chiara corrente di comunicazione interna. Poi Egli sollevò la Sua mano destra e disse telepaticamente, «Sono venuto per portare una grande benedizione nella tua vita. Tornerò da te quando sarà il momento giusto». Quindi Egli alzò anche la Sua mano sinistra e cominciò a canalizzare una palpabile energia divina nel corpo di Murali ed in pochi secondi ella seppe che il suo cancro era guarito. Il Visitatore stette con lei in piedi per circa dieci minuti, mentre la shakti, l'energia guaritrice, correva nel suo corpo; durante questo tempo Murali intuitivamente vide che tutti i sistemi del suo corpo erano riportati ad una salute vibrante. Allora il Visitatore ondeggiò la Sua mano e materializzò della cenere grigia (la vibhuti, il dono caratteristico di Baba) e la lasciò cadere sul tappeto davanti a lei, come prova che l'apparizione era stata genuina. Quindi svanì. Quando Murali andò all'appuntamento successivo col medico, il cancro era completamente sparito. Il dottore era sbalordito. Tre anni dopo finalmente Murali vide la foto di Sai Baba ed immediatamente lo riconobbe come il "Suo 'Visitatore" di quella mattina di Natale. Baba apparve in seguito di nuovo, le diede alcuni doni divini e l'invitò ad andare a vivere a Puttaparthi.