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  • In cerca di Dio

 « Om Sri Ram Sai Ram Sai Sai Ram »

Swami Ramdas ottenne la realizzazione di Dio cantando semplicemente il mantra Om Sri Ram Jay Ram Jay Jay Ram. Dopo l'iniziazione, nel 1922 rinunciò alla vita del mondo e cominciò a vivere da sadhu itinerante, viaggiando per tutta l'India e l'Himalaya in uno stato d'intossicazione divina, con il sacro e onnipotente Ram-mantram sempre sulle labbra. Dopo molti anni di vita itinerante, conseguita la liberazione spirituale e la visione di Dio, si stabilì nel nord del Kerala e iniziò la sua missione di servizio e di guida spirituale per ridestare l'umanità alla consapevolezza di Dio. Fondò un ashram, chiamato `Anandashram, che da oltre mezzo secolo è un potentissimo faro spirituale che illumina e guida incessantemente in-numerevoli devoti e sinceri ricercatori spirituali. La realizzazione divina ottenuta con la semplice ripetizione del mantra gli permise di ricordare e percepire la presenza di Dio dentro di sé e nell'intero universo. Come risultato di ciò e della conseguente apertura nel suo cuore delle chiuse della gioia, visse sempre in uno stato di ananda (beatitudine) che lo condusse in maniera naturale ad uno stato d'assoluto abbandono, ad accettare tutto ciò che accadeva come volontà di Dio. La sua via è quella della bhakti, della devozione e dell'abbandono totale a Dio. I suoi scritti vengono dalla realizzazione profonda della Realtà e arrivano direttamente al cuore. Questo libro descrive con la massima semplicità il periodo critico della sua vita, la sua battaglia psicologica, l'iniziazione e il sannyasa, e soprattutto il suo peregrinare come asceta itinerante per tutta l'India nel più completo abbandono alla volontà divina. Entrò in mahasamadhi nel luglio del 1963. Sebbene non pre-sente fisicamente, egli continua ad ispirare i suoi sin discepoli e tutti i sinceri ricercatori, ovunque siano, e il suo lavoro continua.

Biografia di Swami Ramdas

Sri Swami Ramdas, che nella vita premonastica si chiamava Vittal Rao, nacque a Hosdurg,Kanhangad (Kerala — India), giovedì 10 aprile 1884. Era il giorno di luna piena ed anche l'Hanuman Jayanti, il giorno in cui si festeggiava la nascita di Hanuman, il più grande devoto di Sri Rama. Questa felice coincidenza sembrava già preannunciare il grande futuro che attendeva il bambino nato quel giorno a Srimati Lalita Bai e a Sri Balakrishna Rao. A coloro che lo videro allora rimase impressa la straordinaria luminosità dei suoi occhi. Il giovane Vittal non amava eccessivamente la scuola e i libri, e questo gli attirava la collera dell'insegnante. Spesso marinava la scuola e si nascondeva nella stalla o nel bagno, ma invano, perché il suo `onnipresente' insegnante conosceva bene i nascondigli preferiti dall'alunno ribelle. Anche i suoi anni nella scuola superiore furono contraddistinti dall'estrema indifferenza agli studi e dalla poca sim-patia per i libri di testo. Tuttavia, nonostante il rifiuto della vita scolastica, egli divenne un avido lettore e lesse tutti i libri d'interes-se generale su cui riuscì a mettere le mani. Il suo amore per la letteratura gli permise d'acquisire fin da giovane una notevole facilità e raffinatezza nella lingua inglese. La sua intelligenza, anche come studente, era di livello superiore. Faceva suo tutto ciò che leggeva anche solo una volta. Già da allora era un buon oratore e aveva ereditato da suo padre un impareggiabile e arguto senso dello spirito e dell'umorismo. Suscitava scoppi di risa negli ascoltatori per la maniera unica con la quale sapeva raccontare gli incidenti della sua vita o anche le cose più comuni. "L'umorismo sta più nel modo di raccontare un even-to che nell'evento stesso, e lui lo sapeva". Qualunque fosse la situazione in cui poteva trovarsi, era l'aspetto più leggero piuttosto che quello grave e serio che attirava il suo acuto senso del comico e del grottesco nella vita. Come ci si poteva aspettare, Vittal rimase indietro negli studi, col risultato che non riuscì a superare l'esame d'ammissione all'università. Si scrisse allora alla scuola d'arte e frequentò il corso di pittura e intaglio. Malgrado i suoi progressi qui fossero notevoli, abbandonò il corso perché le prospettive di lavoro che offriva non erano molto luminose. Si scrisse allora al Victoria Jubilee Technical Institute di Bombay e frequentò il corso di tecnica tessile. Al termi-ne dei tre anni, Vittal Rao ricevette il diploma in 'lavorazione tes-sile' Nel 1908, mentre lavorava come caporeparto di filatura in un cotonificio di Gulbarga, fu sposato a Rukmabai, dalla quale nel 1913 ebbe una figlia: Ramabai. Per tutto il tempo della sua vita lavorativa, brevi periodi di attività venivano seguiti da più lunghi periodi di disoccupazione e inattività. Prima che riuscisse ad ambientarsi in un posto, e dipendere dal lavoro che si era assicurato, le circostanze operavano in maniera tale che perdeva il posto di lavoro (non per sua mancanza) e doveva tornare ancora una volta a cercarne un altro. Così, egli non conobbe mai una continua felicità familiare e, per gran parte del tempo, gli fu negato il dolce piacere di una casa tutta sua. Dopo parecchi anni di lavori movimentati, alla fine, nel 1917, fece ritorno a Mangalore e si mise in società con il suocero. Ma siccome era contro la sua natura approvare l'uso di qualunque 'trucco del mestiere', ciò lo portò inevitabilmente allo scontro con il suo-cero. Ben presto egli interruppe il rapporto d'affari con quest'ulti-mo e iniziò una sua attività, che s'occupava della colorazione dei tessuti e della stampa dei sani.

La sua indole troppo buona e docile non era però adatta a un uomo d'affari e dunque la sua condizione finanziaria andò a peggiorare. Anche la sua vita familiare non era molto felice. In maniera lenta e impercettibile le circostanze esteriori aiutarono l'inclinazione spirituale di Vittal Rao a divenire sempre più pro-fonda, facendo sì che il suo spirito di distacco e non attaccamento diventasse sempre più forte. Ogni sera passava un'ora a casa di suo fratello, Sitaram Rao, i cui figli facevano bhajan davanti all'immagine di Sri Krishna. Durante il bhajan, Vittal Rao entrava in un beato stato d'oblio. Fu in quel periodo che egli cominciò a cantare il nome del Signore `Ram'. La ripetizione del Nome di Dio gli procurava grande gioia e pace di mente. Continuò a ripetere in maniera incessante il Nome benedetto, e questo canticchiare veniva automaticamente dalle sue labbra anche quando era al lavoro o camminava per strada. Abbandonò il pasto della sera ed altre piccole comodità del corpo. La moglie era molto preoccupata per la strana svolta che stava prendendo rapidamente la vita del marito; ma nessun tentativo di persuasione né appelli e proteste da parte sua o della figlia poterono indurlo a cambiare il corso che aveva deciso di seguire, poiché sen-tiva vivamente d'essere stato posto su questo sentiero da quel Potere Supremo ch'egli si sforzava con ogni mezzo di conseguire e realizzare. Questo periodo critico della vita di Swami Ramdas, le sue battaglie psicologiche, l'iniziazione al Ram-mantram, il sannyasa e il suo peregrinare come sadhu itinerante per tutta l'India sono stati magnificamente descritti da lui stesso in questo libro. Alla fine del pellegrinaggio descritto in questo libro, tornato con la moglie e la figlia a Mangalore, Swami Ramdas andò dritto alla grotta dei Panch Pandav, a Kadri, e vi rimase più di tre mesi. La permanenza nella grotta fu molto importante, in quanto gli diede l'opportunità di praticare la meditazione indisturbata e gli permise di fare esperienze più alte. Secondo quanto racconta lui stesso, fu mentre viveva nella grotta dei Panch Pandav che egli entrò per la prima volta in nirvikalpa samadhi. Dopo questo periodo riprese la vita del sadhu itinerante e girò più volte ogni parte dell'India. Dovunque andava, trovava un gran numero di ammiratori e discepoli.

Questo secondo periodo di vita itinerante, a partire dalla sua permanenza nella grotta dei Panch Pandav, è stato vividamente descritto da lui stesso e costituisce il contenuto dei due volumi intitolati "Nella Visione di Dio". Dopo alcuni anni di vita itinerante tornò di nuovo a Kasaragod e diede vita a un piccolo ashram. Fu qui che per la prima volta Madre Krishnabai venne in contatto con lui e, dopo un paio d'anni, decise di dedicare la sua vita al servizio di Swami Ramdas e della sua missione. Era volontà di Ram che Swami Ramdas non dovesse continuare a lungo in quel piccolo ashram. Dio spinse alcuni furfanti a creare dei guai, e così Swami Ramdas e Madre Krishnabai, sottomettendosi alla volontà di Dio, decisero di abbandonare l'ashram. Subito dopo sorse Anandashram, vicino Kanhangad, che fu inaugurato il 15 maggio 1931. Anche se aperto in maniera molto umile, da al-lora l'ashram s'è sviluppato notevolmente. Anandashram è stato un potentissimo fuoco spirituale, visitato ogni anno da migliaia di sinceri devoti che hanno riportato a casa loro la torcia della luce, dell'amore e del servizio accesa ai piedi del grande Maestro. Swami Ramdas, che i suoi devoti e discepoli chiamavano affettuosamente 'Papa', era sempre pieno dell'immensa gioia che traeva dalla sua realizzazione di Dio — in tutti i Suoi aspetti — e della conseguente apertura nel suo cuore delle chiuse della Gioia. Egli raggiunse le vette della realizzazione cantando semplicemente il mantra: Om Sri Ram Sai Ram Sai Sai Ram (` Om' fu da lui aggiunto dopo l'iniziazione). Il canto costante del mantra' gli permise di ricordare o sentire la presenza di Dio dentro di sé e dappertutto, e gli fece realizzare che l'intero universo è la forma di Dio. Questo lo portò in maniera naturale allo stato d'assoluto abbandono, vale a dire ad accettare tutto ciò che accadeva come la Volontà di Dio, e alla fine realizzò l'unità con l'Essere Supremo. Per questo, a chiunque cercava il suo consiglio, insegnava a cantare costantemente il nome di Dio e ad abbandonarsi in ogni cosa alla Sua volontà. Questa pratica, li assi-curava, avrebbe portato loro la felicità eterna.

I devoti non avevano motivo di mettere in dubbio l'autenticità della sua affermazione, poiché lui stesso era l'esempio vivente delle altezze spirituali alle quali il Ramnam poteva condurre un aspirante. Dal 1949 al 1957, su invito dei devoti, ogni anno Swami Ramdas e Madre Krishnabai visitarono molti posti dell'India. Dovunque egli andava, la cosa principale era il bhajan con il canto dei santi Nomi di Dio. Non era nella sua natura tenere conferenze, nono-stante abbia fatto brevi discorsi, ma rispondeva di cuore a tutte le domande di natura spirituale che gli venivano poste. Nel 1954 su insistenza di molti devoti stranieri intraprese un viaggio intorno al mondo e molte persone in Europa, America, Giappone, Malesia, Singapore e Ceylon ebbero la rara opportunità d'incontrarlo e di parlare con lui. Scrisse molti libri e nel 1933 iniziò la pubblicazione di un mensile chiamato 'The Vision' . L'universalità del suo credo e della sua visione può essere giudi-cata da una delle sue frequenti affermazioni: "Ramdas non appar-tiene a nessun credo particolare. Egli crede fermamente che tutte le credenze, tutte le fedi e tutte le religioni siano sentieri differenti che alla fine conducono alla stessa Meta. La sola vista di un musulmano gli ricorda Maometto; di un cristiano, Gesù Cristo; di un indù, Rama, Krishna o Shiva; di un buddista, Buddha; di uno zoroastriano, Zoroastro. Tutti i grandi Maestri del mondo vengono dall'unico Dio: la Causa Prima ed Eterna di tutta l'esistenza. Nella Gita, nella Bibbia, nel Corano e nello Zend Avesta sentiamo suonare con insi-stenza la stessa nota, e cioè che l'abbandono di sé a Dio è la via suprema alla liberazione o salvezza". Swami Ramdas entrò in mahasamadhi il 25 luglio 1963, quan-do aveva 79 anni. Pur non essendo presente fisicamente, egli continua ad ispirare tutti i suoi discepoli e i sinceri ricercatori spirituali, ovunque essi siano, e il suo lavoro continua.